Comunicato degli spazi sociali in difesa del presidio di Bosco Ospizio.

La mobilitazione in difesa del Bosco Ospizio di questa prima metà di un agosto infuocato ha ribadito, se già non era chiaro dopo due anni di battaglia, che il senso comune dei reggiani e delle reggiane è contraria al nuovo progetto Pru Ospizio. La grande popolarità di questa vertenza ambientale, in un’ estate che palesa a tutti il livello di priorità che la giustizia climatica assume, rappresenta la congiuntura tra lotta ambientale, giustizia sociale e gestione del territorio.
Per anni Reggio Emilia ha interpretato la rivoluzione neoliberista attraverso un distorto senso di “virtuosismo” secondo il quale il privato, con le risorse del pubblico, potesse sopperire o persino implementare la tenuta sociale del nostro territorio, sotto vari aspetti: casa, welfare, energia, servizi ecc. attraverso una sorta di “patto reggiano”, tra pubblico e privato, fatto di scambi e interdipendenza, di cui già vent’anni fa potevamo intravedere i limiti e i pericoli.
Oggi che la rivoluzione neoliberista è finita in moti di crisi irreversibili – economica, culturale e politica – in cui il privato è sacralizzato dalla protezione della Destra globale (sacralizzato e militarizzato quando è necessario, come vediamo da anni in Val Susa), quei limiti e quei pericoli si stanno riversando in un passaggio di fase epocale: il patto tra impresa privata e amministrazioni territoriali si è rotto, e ad averne la peggio sono senza ombra di dubbio gli enti locali.
A Reggio Emilia questa vertenza ne è una rappresentazione plastica, il Comune ne esce più debole, subalterno ad un vorace attore privato “pigliatutto”, stritolato da una parte dai vincoli edificatori privati sanciti da diverse sentenze del Tar, e dall’altra dalla perdita del peso politico che gli affidava la difesa dei cittadini di fronte agli appetiti del mercato globale sempre più aggressivo. Benchè questo sia il frutto di decenni di tagli e spending review – voluti e stimolati da destra e sinistra, scelte che oggi paghiamo tutti dal momento che per avere servizi essenziali dipendiamo dall’investimento privato di un colosso della grande distribuzione – la contesa tra pubblico e privato non può essere paralizzata da accordi pretestuosamente blindati.
Di irreversibile oggi c’è solo il futuro climatico se a tutti i livelli della società e degli apparati produttivi non ci si assume la responsabilità di attraversare questa fase drammatica di crisi ambientale dei nostri territori.
La mobilitazione del comitato bosco ospizio a Reggio Emilia ha dimostrato che la ragione sta dalla parte della cittadinanza che supporta e solidarizza con la mobilitazione. E che non può esserci nessun Conad così forte da non tenere in considerazione una mobilitazione popolare così radicata.
Non si tratta di salvare qualche albero dalla sostituzione, ma di salvaguardare la proprietà ambientale di un quartiere in un momento decisivo per il nostro territorio, in cui le ondate di calore si traducono in emergenze anche sociali che possono costare la vita a chi non ha strumenti nè risorse per “fuggire” al calore intenso. Condizioni ambientali che probabilmente non erano tali quando la residenza di Rete che occupava quella zona è stata dismessa e la proprietà è passata ad un colosso privato, ma che oggi rappresentano la condizione materiale presente, di quel quartiere, di questa città, di questo tempo.
Di questo tutti dobbiamo assumerne contezza, a tutti i livelli, prima che lo spazio di conflitto e contesa sia occupato manu militari dal Governo e dal Ministero degli Interni contro Reggio Emilia, con tutto il corollario repressivo che accompagna ogni assalto dall’alto sulle nostre città, rafforzato da decreti sicurezza sempre più restringenti e repulsivi degli spazi di agibilità politica, contestativa e democratica.
Per questo riterremo inaccettabile uno sgombero di polizia del presidio di Bosco Ospizio.
Conad potrebbe restituire alla città una parte della ricchezza di cui si appropria con i suoi numerosi supermercati, invece di chiedere l’uso della forza pubblica. Sarebbe importante che questa vertenza non si risolvesse con manganelli e denunce, e trovasse i modi per aprire uno spazio di vero adattamento della città alle nuove condizioni climatiche.
Ci vorrà molto coraggio e determinazione, ma sancire una deviazione a partire dalla mobilitazione in essere può aprire strade che rimettano al centro il ruolo della società reggiana nella definizione di un nuovo patto, per il territorio e per il suo governo.
Vogliamo il verde e vogliamo anche i servizi, senza che questi siano subordinati alla “generosità” profittevole di un privato.
SPAZI SOCIALI DI REGGIO EMILIA






