Sara ha incarnato tutte le qualità che si suppone appartengano ad una giovane donna, una compagna, una combattente e una rivoluzionaria, ma con singolare e propria autenticità ci ha messo qualcosa in più e l’ha condiviso con ciascuna di noi: un’idea di futuro.
La rivoluzione neoliberista iniziata alla fine del secolo scorso ha cercato di convincerci che alla caduta del “blocco” socialista corrispondesse anche la fine della Storia, che il capitalismo fosse imprescindibile, che l’unica rivoluzione della società possibile stesse alle direttrici neo-liberiste e che il presente fosse l’unico spazio-tempo esistente in cui stare.
È iniziata lì la finanziarizzazione del capitalismo, la globalizzazione dei mercati ed anche la rivoluzione tecnologica dell’era della “comunicazione” “connessione” e “informazione”, il tutto sotto l’egemonia politica di un Impero occidentale a guida americana.
Sara e tutte noi siamo nate esattamente in quegli anni, nel bel mezzo dell’espansione dell’Impero e nel bel mezzo dell’inizio della sua fine. La nostra attivazione politica è iniziata con gli allarmi di una crisi climatica e ambientale irreversibile, con la privatizzazione massiva di scuole, università e sanità; con la gentrificazione degli spazi urbani e la crisi immobiliare e abitativa, il saccheggio del sistema previdenziale e di welfare, il tutto accompagnato dalla costante che ha reso possibile la rivoluzione neo-liberista: la precarietà del lavoro, oggi sì domani chissà.
Quella rivoluzione, in un’accelerazione impressionante, è già finita, e sta adesso inesorabilmente degenerando, sotto la spinta di una nuova rivoluzione tecnologica (l’intelligenza artificiale) e la fine dell’egemonia politica occidentale, che rimette al centro la guerra come forma dialettica tra sistemi e sottosistemi del capitalismo.
In fase degenerativa la destra estrema è l’alleato perfetto per portare avanti un piano di conservazione e restaurazione a tutte le latitudini, globali e locali.
Negli ultimi mesi gli Spazi sociali di Reggio Emilia sono stati oggetto di un attacco spietato della destra reggiana: Aq16, in modo particolare, è diventato il bersaglio di una campagna denigratoria e di propaganda violentissima.
La matrice dell’attacco è la stessa che ha già colpito Leoncavallo e Askatasuna, e anche l’indirizzo è lo stesso: colpire centri sociali, biblioteche, circoli, librerie e tutti gli spazi di riproduzione sociale e culturale territoriali, perché la destra odia la società e la sua potenza rivoluzionaria. Odia le identità culturali e di genere che non può conformare nei propri modelli, odia i poveri e i migranti in modo strumentale, le donne e i giovani in modo particolare. Odia l’imprevedibilità del futuro e punta alla stasi perpetua, cancellando l’idea di futuro.
È difficile pensare al futuro, concepirlo come spazio-tempo possibile, quando tutt’intorno nel pianeta piovono bombe, quando scientemente vengono presi di mira ambiente, scuola, università, sanità, casa e lavoro per annichilire la società al punto da non avere il tempo di pensare ad altro che non sia la propria sopravvivenza.
È proprio qui che entriamo in campo noi, la parte giovane e ribelle di questa città, perché è a partire dalla nostra città che inizia la contesa per il futuro, un futuro che per noi è irrinunciabile.
Sabato 16 maggio sarà passato un anno da quando Sara non c’è più, da quando Reggio Emilia, attraversata da migliaia di giovani, ha tremato di meraviglia, rabbia, gioia e dolore, accompagnandola in corteo per le strade del centro, fino ad Aq16, il suo spazio.
Quel giorno ci siamo fatte una promessa, e ci siamo assunte un impegno.
Ci siamo dette che avremmo realizzato il futuro di Sara, che avremmo realizzato i suoi progetti e i suoi desideri, che Sara avrebbe avuto un futuro, e noi con lei.
È stato un anno durissimo e mantenere una promessa non è semplice, ma a distanza di un anno è arrivato il momento di rinnovarla, provando a condividere, con tante e tante altri, la ricerca di quell’idea di futuro che Sara ha ispirato alle sue compagne e compagni.
La sua idea era semplice: “Il futuro desiderato inizia nei fatti realizzati nel presente, necessari a raggiungerlo”, proviamo a praticarlo insieme, con una parade, che sia di riscatto e insorgenza, di rabbia e di gioia, ribelle e rivoluzionaria, giovane e queer.
Siamo chi vogliamo essere, urliamo forte che mondo vogliamo, cosa fare per realizzarlo.
Agitiamo la tempesta che ci proietti, una battaglia, dopo l’altra, nella società che desideriamo.
Attraversiamo tutte insieme le strade della nostra città, della città di Sara, come corpi liberi di autodeterminarsi e di esistere anche fuori dalle norme che provano a rinchiuderci in confini delineati. Continuiamo ad urlare con la gioia e la determinazione con cui Sara portava avanti la lotta transfemminista in tutte le sue forme, con cui ci ha trasmesso negli anni l’importanza della cura. È proprio di quest’ultima che in questo momento storico abbiamo bisogno, contro l’odio e la violenza imperanti, il machismo che ci soffoca, il fascismo di strada e di governo, i re e le loro guerre che paghiamo sui nostri corpi. Scendiamo in piazza come marea giovane, indecorosa, colorata, rumorosa, queer e irriverente contro chi prova a zittirci.
Ribadiamo insieme che le strade, i quartieri e le città sicure le fanno i corpi che le attraversano, che la vera sicurezza la fa la sorellanza, non chi la attacca o attacca i presidi sociali dove questa si organizza.
Ballando e gridando dimostriamo non solo che esistiamo, ma anche che siamo forti, unite e che non abbiamo paura di vivere.
Abbiamo condiviso anni di lotta, e non lasceremo che il fuoco che Sara ci ha consegnato si spenga, che i suoi sogni si infrangano.
Faremo rumore, urleremo, saremo irriverenti e indecorose con Sara e per Sara, la cui voce rimarrà sempre quella più forte del coro.
L’inverno è finito, che inizi la primavera!






