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Oltre la rete,
dentro gli Spazi sociali
di Reggio Emilia…

Lineareggiana è il blog degli Spazi sociali di Reggio Emilia,  la complessa organizzazione comunitaria che si è data ad oggi nell’arco di diversi cicli di lotta o movimento o ere o fasi della nostra contemporaneità, dalle battaglie contro la rivoluzione neoliberista di metà anni novanta, attraversando il movimento dei movimenti di Genova 2001, i movimenti contro la guerra, quelli studenteschi contro la crisi del 2008 prima e l’austerity del 2011 dopo, passando per una pandemia e una nuova crisi inaugurata da una nuova stagione di guerre: l’invasione in Ucraina da parte della Russia, l’invasione di Gaza e Cisgiordania da parte di Israele, le torsioni autoritarie in Europa e America, i suprematismi bianchi e non bianchi culturali / religiosi ecc. ecc. quel che insomma affrontiamo adesso e affronteremo domani. 

Ci siamo organizzati assumendo diverse forme a partire dalla forma collettiva più elementare l’ assemblea del centro sociale, che abbracciava il collettivo studentesco, il collettivo delle case occupate, le associazioni gli sportelli, i progetti, ecc. ecc. fino a che la formula un collettivo - uno spazio non ci è più bastata.

Invece di adottare però una direzione lineare, retta, precisa, da A a B nel trasformare le nostre strutture, per assumere la forma organizzativa più adeguata, siamo andati avanti per espansione, seguendo potenzialmente tutte le direzioni percorribili (pare che anche l’Universo sia ancora in espansione).

Abbiamo rinunciato alla casa madre che contiene  ogni cosa, sempre che ogni cosa possa davvero essere contenuta in un singolo spazio, e abbiamo creato ed aperto altri spazi e nodi intersezionali della nostra attività politica e sociale. Sono spazi fisici, come il centro sociale Laboratorio Aq16, Casa Bettola e la sede di Città Migrante e del sindacato ADL Cobas, e sono nodi di contingenza, come le scuole in cui operano i collettivi studenteschi, i luoghi di lavoro e di esigibilità dei diritti, i quartieri della città e gli spazi di discussione e di conflittualità politica per la rivendicazione generale della città come spazio di agibilità e trasformazione sociale, dalle strade alle sue istituzioni.

Non è successo a tappe forzate nè in maniera ordinata e continuativa, ma non è accaduto neppure per caso, questa trasformazione si è data con una certa gradualità, ponendosi sempre un orizzonte, una linea prospettica da superare, cercando di guardare all’istante dell’azione  e contemporaneamente all’elaborazione del pensiero politico.

Per riuscire in questo è stato necessario tendersi anche oltre lo spazio cittadino, condividendo una comune e continua ricerca prospettica con altre forme organizzative, in particolare con i Municipi sociali di Bologna, affrontando insieme battaglie, piazze, confini e spazi politici aperti con altre realtà ancora, fuori dalla sicurezza confortante dei perimetri conosciuti. Siamo diventati Spazi sociali di Reggio Emilia, presentandoci in questo modo, quando il momento si è reso opportuno. 

Più di questo gli Spazi sociali sono intrinsecamente contenuti dalle compagne e i compagni che li attraversano ed alimentano ogni giorno, ad ogni livello, da ciascuno secondo possibilità a ciascuno secondo bisogno. In quasi 30 anni sono state centinaia le persone che vi hanno preso parte, chi per poco chi per tanto tempo, chi solo per qualche assemblea e qualche singolare iniziativa. Vi sono tutte le compagne e i compagni e le persone militanti, attiviste, volontari  che operano nelle nostre articolazioni e strutture, vi rientrano anche quelle che ancora non ci sono e che dobbiamo conoscere. Gli Spazi sociali, appartengono tutt’ora a chi vi ha dedicato la vita, interamente, innervando indelebilmente di sè azioni, aspirazioni e prospettive della nostra comunità, spingendoci con un balzo quantico oltre noi stesse… Sara per sempre sarà.

Oltre la linea,
dentro il pensiero delle
compagne e dei compagni…

Con questa attitudine abbiamo acceso questo Blog. Si tratta di uno strumento certamente parziale perché di parte sono i contributi e le letture qui fissate e raccolte.  Alcuni elaborati collettivamente altri individuali e dialoganti con l’organizzazione collettiva. Uno strumento sempre incompleto perché componibile di linguaggi e forme della comunicazione che il più efficacemente possibile veicolino le idee che condividiamo. Imperfetto perché orientato ad assemblare la dimensione fisica e quella virtuale che occupiamo nella nostra città. Linereggiana è nato durante il lockdown del 2020, quando  ci siamo ritrovati a confrontarci con una dimensione che ha messo in discussione il nostro modo di organizzarci. La forma assemblea, imprescindibile per ciascuna di noi, non avendo in quel momento uno spazio fisico ci ha portati necessariamente ad occupare un nuovo spazio: la dimensione OnLine.

Una seconda dimensione: virtuale/digitale a-temporale e a-spaziale, che non è svanita quando la pandemia è stata superata, ma al contrario si è riprodotta affermandosi pervicacemente come una delle dimensioni della realtà. In e con questa dimensione si sono trovati strumenti per acuire il conflitto capitale - lavoro, per acuire l’espropriazione della ricchezza socialmente prodotta, per acuire lo scontro culturale per la supremazia del potere, per inventare nuove forme di comunicazione del potere, per… tante cose di cui abbiamo scritto o parlato, che si trovano fra queste pagine o fra i link proposti, di cui dovremo sicuramente continuare ad occuparci.  Al contempo in e con questa dimensione possiamo organizzarci per ribaltare e sabotare strumenti e dinamiche di oppressione, sussunzione e riproduzione del multi sistema capitalistico-finanziario-digitale, per andare oltre l’analisi, per provare a ricercare le basi e le prospettive di un progetto politico da condividere con altre oltre noi, per liberare la potenza necessaria a praticarlo e realizzarlo.

Come non crediamo in un corso lineare della storia, ma piuttosto andiamo a ricercare i vettori e le direttrici di diversi campi di possibilità, così la linea reggiana non teme le discontinuità, nè di curvare o interrompersi e ripartire da altri piani, da altri punti, nè di intersecarsi con altri piani o linee e punti. 

E’ una linea che ha origine nelle condivisioni assembleari della nostra organizzazione, ma anche nel pensiero del singolo teso verso la collettività, ed è anche una linea che demarca il limite oltre il quale spingere sempre lo sguardo e l’azione, cercando il modo migliore per oltrepassarlo tutte e tutti insieme