UNA PRIMA PRESA DI PAROLA RISPETTO ALLA POLEMICA CHE LA DESTRA HA SCATENATO SUL CARNEVALE POPOLARE
Il 28 febbraio più di mille persone si sono trovate nei parchi e per le vie della prima periferia di Reggio Emilia in occasione del Carnevale Popolare; una grande giornata di festa capace di sprigionare la primavera attraverso musica, danza e creatività collettiva.
Fratelli d’Italia dalla pagina nazionale, ha deciso di attaccare la società reggiana e gli Spazi sociali di Reggio Emilia che sono scesi in strada, con una polemica ridicola e strumentale a partire da una delle attrazioni simboliche della mascherata di quest anno: la ghigliottina, simbolo della rivoluzione francese e della possibilità storica di mettere fine al potere assoluto dei ricchi sui poveri. Questo partito e la destra che governa trova più comoda una polemica fumosa, che dover rispondere della carneficina sociale prodotta dalle sue politiche su casa, sanità, lavoro e sicurezza. Il carnevale è culturalmente e tradizionalmente ribaltamento dei rapporti sociali, è esagerato e caricaturale perchè mostra il rovesciamento dei rapporti di forza. E’ finto, laddove invece autoritarismo, povertà, sfruttamento e bombe sono invece drammaticamente vere.
Alla ghigliottina abbiamo messi i volti dei “Re” che in questo momento stanno mettendo a rischio le nostre vite, il Governo Meloni, Trump, Nethanyau Orban, Putin ecc. Abbiamo reciso idealmente il potere di tutti coloro che stanno sottraendo ciò che è rimasto della democrazia con un progetto di società sempre più autoriatrio, gettandoci in un contesto di guerra globale.
Quando si parla di violenza bisogna recuperare il senso della misura, discernere da ciò che è finto e ciò che è reale. Da una parte un partito di governo e vari progetti di governo, veri e reali, dall’altra una maschera colorata con le tempere, portata da persone con passamontagna fatte all’uncinetto, per denunciare i governi che stanno compiendo genocidi, con armi che non sono fatte con la cartapesta.
Questa ghigliottina si inserisce anche in un contesto più ampio, di una parte di società che si sta organizzando verso e oltre il 28 marzo, quando si svolgerà una grande mobilitazione internazionale che prende spunto dal movimento “No Kings” negli stati uniti e che vedrà una grande manifestazione a Roma contro i Re e le loro guerre, in contemporanea con città come Londra e Minneapolis. Un percorso a cui i spazi sociali di Reggio Emilia partecipano e a cui invitano tutte e tutti a costruire insieme.
Lungo il coloratoro e rumuroso corteo di carnevale c’erano anche tante altre maschere come una grande testa di Medusa, che con il suo sguardo austero dice “Blocchiamo tutto!” come hanno affermato i due scioperi generali dell’autunno in cui milioni di persone hanno bloccato la circolazione per fermare il genocidio in corso; un bruco lungo diversi metri dei colori della Palestina, in cerca della sua metamorfosi in farfalla; un grande fuoco di cartapesta che scioglie un cubo di ghiaccio, portato dalla principessa Elsa, per dare risonanza alla mobilitazione contro le violenze di ICE negli USA.
Come si legge in “Storia della gioia collettiva” della femminista Barbara Ehrenreich: “Quale fosse la categoria sociale in cui eri stato inquadrato – maschio o femmina, ricco o povero – il Carnevale ti offriva l’occasione di evaderne”. Così è stato anche in questa quinta edizione del Carnevale popolare di Reggio Emilia, in cui abbiamo per un attimo respirato, ribaltando per un’attimo il mondo. Citando Shakespeare: “Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve!Trascorrere questa brevità nella bassezza sarebbe cosa troppo lunga. Se viviamo è per camminare sulla testa dei Re.”






