Contro i padroni delle città, da Milano a Madrid, da Bologna a Treviso, da Reggio Emilia ad Amsterdam, la lotta è qui e ora!
Nell’ambito della settimana di mobilitazione degli Housing Action Days, decine di organizzazioni di movimento, sindacali, studentesche, si sono mobilitate in tutto il mondo per portare alla luce le sempre più lampanti contraddizioni e problematiche che stanno divorando le nostre città sul tema dell’abitare.
La rendita immobiliare e il proliferare indiscriminato di piattaforme che massimizzano i profitti sulle locazioni brevi, sono alcuni dei tentacoli della stessa piovra che sta divorando le città europee, e non solo.
Per quanto riguarda il nostro Paese vogliamo soffermarci su delle scelte che non vanno sicuramente a migliorare la situazione della vivibilità abitativa delle città.
Innanzitutto, nei centri urbani ad alta componente universitaria e/o giovanile vediamo come i fondi PNRR destinati al diritto allo studio siano stati convogliati principalmente su attori privati che vedono nello student housing un vero e proprio business (The Social Hub e Camplus, per citare i più noti): questi avvoltoi che si sono accaparrati la maggior parte delle risorse e, beffa finale, fra una dozzina d’anni potranno usufruire delle stesse strutture implementate con fondi pubblici per farne ciò che vorranno, principalmente un uso turistico – ricettivo. A questo aggiungiamo anche che una buona parte dei fondi non è neppure stata assegnata.
Questo si unisce al fatto che, dal governo Meloni, sono state tagliate due misure non sufficienti ma sicuramente necessarie per affrontare la strutturale crisi abitativa: il contributo per l’affitto, ora completamente in carico agli enti istituzionali territoriali già sottoposti a continui tagli delle risorse, e il fondo per la morosità incolpevole, un importante cuscinetto tra i proprietari e gli inquilini che, a causa della perdita “incolpevole” del proprio reddito, non riescono più a pagare l’affitto. Tutto questo contribuisce ad aumentare sfratti e situazioni di esasperazione che spesso finiscono con l’espulsione dei nuclei familiari, o di singoli, dal contesto cittadino; situazioni in cui, spesso, si infilano squali come agenzie immobiliari di lusso che non perdono l’occasione per lucrare sulle difficoltà altrui.
Contro i padroni della città, Camplus, Airbnb, o palazzinari che siano, in questi giorni di mobilitazione lanciata da EAC abbiamo denunciato i veri responsabili della crisi abitativa che investe decine di metropoli e piccoli centri urbani; mettere un freno alla speculazione immobiliare, regolamentare le locazioni brevi nei comuni ad alta tensione abitativa, rendere accessibili gli studentati finanziati con fondi pubblici, ridare agli enti territoriali strumenti per poter affrontare la nuova ondata di sfratti.
Queste alcune delle proposte che facciamo, questa la strada da intraprendere, la Casa torni ad essere un bene accessibile e pubblico, non una merce attraverso la quale si spremono risorse, pubbliche ma anche degli inquilini, per poi rimetterle sul mercato ed ottenere facili guadagni.
Contro i padroni delle città, da Milano a Madrid, da Bologna a Treviso, da Reggio Emilia ad Amsterdam, la lotta è qui e ora!






