L’osservatorio nasce per essere uno spazio autonomo di ragionamento e intervento che dia continuità alla lotta per il diritto all’abitare nella nostra città.
Nel 2024 con la “Campagna per l’Abitare Sociale” abbiamo dato vita ad azioni che mettessero in evidenza come le possibilità di vivere a Reggio Emilia si siano ristrette con l’acuirsi di barriere economiche e sociali. Abbiamo denunciato la speculazione finanziaria e la rendita immobiliare di un mercato sempre più selvaggio e predatorio e l’inadeguatezza di politiche pubbliche incapaci di dare risposte al problema abitativo. Abbiamo messo in luce la grande quantità di vuoti urbani presenti in città, e con la riappropriazione degli ex Poliambulatori Asl, la necessità che vengano restituiti alla cittadinanza.
Con ORDA si apre a Reggio Emilia un nuovo progetto trasversale,di lotta e ricerca, di rivendicazione e proposta che indaghi le trasformazioni urbane nelle sue contraddizioni e potenzialità, a partire dall’affermazione che abitare la città deve tornare ad essere un diritto e non un privilegio.
Consideriamo il diritto alla casa come parte fondante del diritto alla città: casa come possibilità di agire la città, e città come spazio in cui agire democrazia.
Eppure viviamo in un tempo in cui la casa è diventata terreno di esclusione sociale e in cui si tenta di svuotare le città di democrazia e potere decisionale. Con l’assenza decennale di un piano nazionale sulla casa e la volontà politica di governi autoritari di sottrarre potere agli enti locali, sono gli attori di mercato a diventare i nuovi proprietari delle città, e a dettarne le condizioni di vita.
La realtà che dalle metropoli si diffonde alle medie e piccole città è quella di un mercato senza regole in cui il diritto di proprietà soppianta la giustizia sociale, dove il caro affitti può arrivare a coprire anche il 50 o 60% degli stipendi trascinando lavoratori, famiglie, studenti in condizioni di povertà.
La sospensione di misure di welfare come il “bonus affitti”, l’aumento degli sfratti e delle condizioni per renderli esecutivi, la criminalizzazione della povertà che leggi come l’ex DDL Sicurezza mettono a sistema, sono la dimostrazione di una politica che si mette al servizio degli interessi economici a discapito di intere classi sociali.
Oggi la casa non è più considerata condizione necessaria per la dignità della persona perché chi possiede o gestisce il patrimonio immobiliare si sente legittimato a non seguire logiche di buon senso e di giustizia abitativa ma diventa ingranaggio di un sistema di mercato che seleziona, esclude, emargina e che contribuisce a ridefinire la geografia delle città secondo la volontà di holding, piattaforme di booking e immobiliaristi.
E’ tempo di riconoscere che esercitare il diritto di proprietà in assenza di vincoli e politiche che regolamentino il libero mercato è un assunto che deve essere decostruito.
E’ tempo di affermare che l’accesso alle città da parte di privati che sfruttano la casa come asset per l’estrazione di rendita e profitto deve essere fermato.
Reggio Emilia è investita a pieno da questo processo di disuguaglianza. Lo vediamo nell’aumento degli affitti che alimenta l’emergenza abitativa, negli investimenti che riqualificano la città a vantaggio di chi ha redditi elevati, nel patrimonio pubblico inutilizzato mentre cresce il numero di persone senza fissa dimora, nella scarsità di studentati, con soli 330 posti letto a fronte di 10.000 iscritti in università.
Come osservatorio ci poniamo l’obiettivo di creare uno spazio aperto di relazione, monitoraggio e lotta sul nostro territorio per immaginare e praticare nuovi modelli di città sostenibile ed equa. Una città che a partire dal suo governo si deve assumere la responsabilità di porsi in aperta contrapposizione con questo andamento che specula e impoverisce, ma che abbia anche il coraggio di mettere in campo ogni politica e risorsa necessaria affinché il diritto all’abitare sia garantito a tutte.
Siamo universitarie, lavoratrici, attiviste. Siamo persone che vivono la precarietà abitativa e che devono lottare per mantenere o raggiungere la propria autonomia. Sappiamo bene che le nostre biografie ricalcano quelle di tante altre persone con cui vogliamo poter collettivizzare le esperienze per organizzarci insieme in ORDA.
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