Da giovedì 27 a domenica 30 novembre abbiamo partecipato a Lisbona al meeting di European Action Coalition (European Action Coalition for the Right to Housing and the City), una coalizione di realtà europee attive e in lotta per il diritto alla casa e alla città.
All’incontro hanno partecipato oltre 50 realtà attive sia nel movimento per la casa che nel movimento climatico. Intanto un grande grazie all’EAC per averci fatto partecipare! Per noi Municipi Sociali e ORDA- Osservatorio Reggiano per il diritto all’abitare è stato molto importante per riportare nei nostri territori stimoli ed esempi di lotta contro i padroni delle città. Questo contributo si propone di fare questo, ed ecco il motivo per cui lo pubblichiamo sia da MunicipioZero (Home – Municipio zero) che da LineaReggiana (Linea Reggiana).

Durante i giorni a Lisbona abbiamo conosciuto diverse realtà da diverse città d’Europa, e abbiamo fatto con alcune di loro delle brevi interviste per indagare temi e caratteristiche dell’azione politica che per noi sono interessanti da approfondire; scorrendo queste righe, troverete le voci di Filip di PravoNaGrad (diritto alla città) di Zagabria (Croazia), Vita dal sindacato degli inquilini ucraino, Paulo di Habitacao Hoje di Porto (Portogallo).
Innanzitutto, dobbiamo riportare che l’EAC è uno spazio molto eterogeneo e che comprende principalmente realtà attive specificatamente nella lotta per il diritto all’abitare, e quindi organizzate in forma specifica per questo, sebbene siano attive, perifericamente, anche su altre questioni. Questa è la prima cosa che diciamo perché per le nostre organizzazioni, Municipi Sociali di Bologna e Spazi Sociali di Reggio Emilia, ha significato interfacciarci con forme organizzative ben diverse dalle nostre. Qui non stiamo dicendo che noi siamo meglio o peggio, ma riportiamo un dato oggettivo: esiste una pluralità di organizzazioni politiche e l’obiettivo, oggetto anche di discussione nelle assemblee a Lisbona, dev’essere confederare le lotte. Ad esempio, le realtà di Madrid e Catalogna hanno spesso raccontato che stanno facendo questo tipo di lavoro nei loro territori, unitamente alle lotte che stanno portando avanti contro Blackstone o la Banca La Caixa.
Mentre noi lavoriamo quotidianamente con progetti di mutualismo e di cura, c’è chi organizza i condomini per lottare contro il loro padrone immobiliare. Per noi è stato molto stimolante partecipare alla discussione su come si organizzano inquiline e inquilini in forma collettiva, perché è una cosa che in Italia, ad esempio, è raro trovare. Anche nei nostri sportelli per il diritto all’abitare ci siamo poste questo problema: come facciamo in modo che la problematica dell’aumento dell’affitto, dello sfratto, della mancata manutenzione, del mancato rinnovo del contratto d’affitto o della vendita dello stabile non sia una vertenza individuale ma diventi una lotta collettiva?
Su questo, gli esempi di Madrid e della Catalogna sono molto importanti. A Madrid, il Sindacato di Inquiline e inquilini organizza migliaia di persone nei quartieri, con meccanismi sindacali ma concentrandosi sul collettivizzare la lotta. Partendo dal presupposto che il problema della casa non è individuale ma collettivo, aggregano persone con loro e tra loro per migliorare le loro condizioni di vita nelle abitazioni, impedire sfratti, evitare che il padrone immobiliare faccia quel che vuole del contratto d’affitto. L’esperienza più forte che hanno riportato è lo sciopero dell’affitto, il rent strike, organizzato contro Nestar-Azora, il terzo più grande proprietario immobiliare in Spagna e prossimamente anche contro Blackstone (Home – Blackstone): diversi condomini di proprietà di Nestar-Azora hanno smesso di pagare l’affitto. Impressionante.
In Catalogna, il Sindicat des Llogateres fa un lavoro molto simile, e infatti le discussioni sul Rent Strike, e su come implementarlo a livello europeo, sono state portate avanti insieme da entrambe le realtà. In particolare, il Sindicat des Llogateres porta avanti uno sciopero dell’affitto contro la Banca La Caixa (Banca online per a Particulars | CaixaBank), sempre organizzato insieme a migliaia di persone. Anche questo impressionante.
La domanda che ci facciamo è: nelle diverse forme di organizzazione, tra chi lavora su temi più generali ed è più articolato nel territorio (progetti di mutualismo, di cura, di conflitto), e chi lavora in forma settoriale su un tema (non lo diciamo in maniera negativa), come possiamo scambiarci stimoli e esempi di lotte concrete in modo tale da mettere in comune approcci e strategie?
A Madrid e Barcellona, quelli che abbiamo conosciuto non sono spazi sociali, Municipi sociali, radicati nel territorio e che lavorano quotidianamente nell’ambito sociale, ma a Bologna e Reggio Emilia non ci sono migliaia di inquilini in lotta e piazze piene contro i fondi immobiliari.
C’è anche da dire che la struttura della proprietà immobiliare in Italia è ben diversa: Blackstone, banche, altri fondi non sono granchè visibili e forse sarebbe da fare un lavoro di inchiesta sui territori per scoprire quante proprietà hanno e di cosa dispongono. In Italia, a Bologna in particolare, la proprietà immobiliare è più da Rentiers, passa di eredità in eredità, di mano in mano. Solo con gli affitti brevi vediamo una grande concentrazione di gestione, non di proprietà, di condomini e appartamenti nelle mani di poche agenzie specializzate. Per quanto riguarda le proprietà immobiliari, è ben diverso dalla Spagna: con la crisi del 2008 i fondi e le banche ne sono uscite da padroni.
A Lisbona, abbiamo incontrato Filip, di PravoNaGrad (Pravo na grad -Pravo na grad) di Zagabria, che in croato significa Diritto alla città. Lo abbiamo intervistato per indagare un aspetto che riteniamo nuovo in Europa: le città contro le nazioni: ovvero quella possibilità di resistenza e di conflitto che esiste nelle città, come ad esempio a Bologna e a Reggio Emilia, contro il governo centrale, ad esempio la Meloni in Italia. PravoNaGrad è una ONG che nasce come movimento contro la costruzione di un centro commerciale in centro a Zagabria. A partire da quella lotta si struttura e diventa anche una forza di governo nella capitale croata.

Sentiamo la voce di Filip (INGLESE):
PravoNaGrad è una realtà attiva a Zagabria e in altre città croate che lavora per aumentare e stimolare la partecipazione democratica di cittadine e cittadini nelle decisioni che riguardano l’urbanistica della città e la lotta per il diritto alla casa. Quando gli abbiamo chiesto della situazione politica in Croazia, ci ha raccontato che il governo centrale di centrodestra sta lavorando per prendersi tutte le istituzioni dello Stato con un modello autoritario di governo, spaventando i cittadini a Zagabria per ottenere i loro voti. Il sindaco precedente di Zagabria è stato in carica per 20 anni e ora una coalizione rosso-verde, di cui loro fanno parte, ha conquistato il governo della città, con una notevole svolta. In quel momento tante persone attive nelle associazioni e nelle ONG sono entrate in politica, alimentando un vento nuovo nella città.
Filip ci racconta che, a differenza del governo Meloni in Italia, in Croazia il governo non fa attacchi diretti alle città ma ne limita l’autonomia decisionale e la possibilità di fare politiche locali, impossibili senza autorizzazione a livello nazionale. Il governo locale di Zagabria, però, sta comunque lavorando a piani autonomi per garantire il diritto alla casa, grazie anche al lavoro e alla pressione di PravoNaGrad, e una cosa importante è che hanno spinto e ottenuto lo stop alla vendita di case pubbliche da parte del Comune, e anche se lo spazio della municipalità per influenzare il mercato è poco, viste anche le politiche restrittive a livello nazionale, stanno lavorando su alcuni livelli. PravoNaGrad lavora sia a livello di lotte che a livello di amministrazione, e questo, come ci ha raccontato spesso Filip durante le giornate a Lisbona, espone l’organizzazione su alcune questioni e ne discutono spesso, ma, finchè si riesce a incidere su alcune cose, meglio lavorare su più livelli perché le pedonalizzazioni che si stanno facendo, le piste ciclabili, l’opposizione a politiche regressive che non riconoscono il lavoro di cura e i diritti sul lavoro delle donne non ci sarebbero altrimenti.

Oltre a Filip abbiamo intervistato anche Vita, ucraina e ricercatrice a Leuven in Belgio sulle politiche per la casa, che insieme ad altre sta lavorando per costituire il sindacato degli inquilini ucraino, e Paulo, di Habitacao Hoje di Porto, che lavora sul territorio per il diritto alla città e costituire una forma di organizzazione radicata sul territorio. Con loro, oltre alla presentazione delle loro organizzazioni, abbiamo indagato se e come lo spazio europeo possa essere di interesse per le lotte per la casa e in generale per confederare realtà ribelli in Europa.
Sentiamo la voce di Vita: INTERVISTA INGLESE
Innanzitutto, a Vita abbiamo chiesto la situazione in Ucraina, che come stiamo tutte seguendo in questi giorni sta vivendo delle grandi accelerazioni: crisi abitativa, distruzione di case, 13% di case distrutte, 2.5 milioni di case interessate, 6 milioni di persone scappate all’estero, in Europa ma anche in Russia, e internamente in Ucraina 4 milioni di persone sfollate, ma tanti stanno tornando in Ucraina perché la crisi abitativa esiste anche in Europa e non trovando sistemazione provano a tornare a casa.
Quando è iniziata la guerra non c’era nessun tipo di social housing in Ucraina, quindi l’unica opzione era l’affitto dal mercato privato per chi aveva perso la casa. Da sfollate da case di proprietà, le persone sono andate in case in affitto oppure dalla famiglia. Il mercato privato, comunque, non è regolamentato, e questo crea un problema alle persone ed è questo tra i primi motivi che ha fatto nascere il sindacato degli inquilini ucraino, per impedire gli sfratti e l’arroganza dei proprietari di case che hanno un attaggiamento predatorio.
Per Vita e i suoi compagni l’ideologia della proprietà privata che il governo porta avanti in questa situazione aiuta per aumentare il dibattito intorno al tema degli affitti e della crisi abitativa e opporsi. Il governo dice che la Russia pagherà i danni quando l’Ucraina vincerà la guerra, ma per Vita il governo ucraino dovrebbe già garantire i diritti ed essere più realistico, e la Russia che procede nella linea del fronte non è confortante. La Russia probabilmente non pagherà i danni e la gente non tornerà a casa. In questa situazione, il sindacato degli inquilini ucraino lavora principalmente con le persone sfollate internamente.
Quando le chiediamo com’è organizzarsi per lottare per il diritto alla casa in una situazione di guerra, Vita ci racconta che in Ucraina è difficile, non si può protestare per via della legge marziale. La guerra crea situazione di incertezza, rischio, instabilità, quindi per loro è difficile programmare l’azione politica e preferiscono pianificare il breve periodo. La loro organizzazione è presente a Lviv, Kiev e Odessa, ma la gente non è detto che ci rimarrà. Chiedere del futuro è difficile, e Vita non è certa di come loro potrebbero aggiungersi alle mobilitazioni e scioperi che abbiamo visto in Europa in questi mesi. L’Europa ha una grande influenza nel dibattito ucraino, e l’UE sta dettando le politiche per ora, legandosi principalmente alle lobby dei costruttori, ma gli interessi dell’Ucraina e dell’UE ogni tanto sono in contraddizione, quindi sarà un processo lungo. Se la retorica della proprietà prevarrà, sarà un problema, come per esempio sui mutui, e non aiuterà le persone. Loro credono che bisognerebbe regolamentare il mercato. Chiunque dovrebbe avere la casa, e nella situazione attuale la minima cosa che dovrebbe fare il governo è proprio regolare il mercato privato per dare stabilità alle persone che sono in affitto avendo perso la casa per la guerra.
Concludiamo con la voce di Paulo, compagno di Habitação Hoje (Casa Oggi) di Porto. INTERVISTA (INGLESE)
Habitação Hoje è un’organizzazione politica che lotta per il diritto alla casa e che recentemente si è data un sindacato di inquilini come strumento legale per organizzare gli abitanti. Attraverso assemblee pubbliche cercano di collettivizzare le problematiche individuali legate alla casa, mettendo in atto azioni contro gli sfratti e tentando di organizzare rent strike. Un aspetto che sottolinea è il dato dell’intersezionalità. Pur avendo un focus specifico di intervento e di lotta riconoscono l’importanza di stare e attraversare tutti i conflitti e di cercare, anche in spazi come la coalizione, aperture oltre il piano locale, dove è necessario incontrarsi e organizzarsi contro “il nemico comune”.
Passeggiando per Lisbona abbiamo visto nelle strade rilanciare lo sciopero generale in Portogallo dell’11 dicembre, il primo dopo 13 anni. Paulo ci ha raccontato che l’attuale governo di destra vuole approvare un pacchetto di leggi sul lavoro che sarà un attacco senza precedenti alla classe lavoratice, che metterà in discussione il diritto di sciopero, renderà più facile per le aziende licenziare i lavoratori, e in generale peggiorerà le condizioni lavorative. Una legge che ricalca gli attacchi delle destre di governo ai diritti sociali in tutta Europa, come stiamo sperimentando anche in Italia. Abbiamo chiesto quali fossero le aspettative per questa data e l’elemento che ci ha posto è quello della disabitudine allo sciopero. 13 anni in cui non viene praticata questa forma di lotta a livello nazionale porta ad una alienazione della classe lavoratrice e a giovani generazioni di lavoratori e lavoratrici che non hanno mai vissuto un momento di mobilitazione del genere. Crediamo sia però un elemento importante e non scontato, a maggior ragione, che di fronte ad un piano strutturale e autoritario di soppressione di diritti si stia dando una giusta risposta che possa riattivare una società in grado di rivendicare migliori condizioni di vita.
Su queste suggestioni crediamo che lo sciopero, così come è stato vissuto in Italia l’autunno scorso e in altri paesi europei, ad esempio il Belgio , deve tornare ad essere uno strumento di lotta praticato, convergente ed efficace, capace di attaccare i nodi del potere superando anche forme più tradizionali e valicando i confini nazionali. Come può essere immaginare per le lotte per l’abitare uno sciopero dell’affitto europeo contro i padroni delle città e che si ponga la prospettiva di confederare città ribelli in Europa.
Per concludere, il viaggio a Lisbona dei Municipi Sociali di Bologna e di ORDA è stato utile innanzitutto per cominciare a conoscere realtà diverse, prendere nuovi contatti, avviare un confronto per noi indispensabile tra città europee. Non è il tempo di chiudersi negli spazi nazionali dove Trump, Musk, Meloni, Orbàn ci vogliono rinchiudere, bensì è ora di guardare a una primavera di lotta che parta dalle città..
Ci rimangono molti quesiti: come far circolare più efficacemente la proposta di un confederalismo democratico urbano? Come rafforzare gli strumenti che abbiamo nei territori, siano essi di natura sindacale o sociale, all’interno di un progetto politico definito in forma comune? Come possiamo combattere con efficacia la rendita nelle nostre città e lottare con più forza per il salario diretto, ma anche quello indiretto?

Queste sono tutte domande che ci avvicineranno al prossimo meeting della European Action Coalition, ma soprattutto che ci stimolano a lottare con più determinazione a casa nostra.
ENGLISH VERSION:
CONFEDERATING REBEL CITIES IN EUROPE
From Thursday 27 to Sunday 30 November we took part in Lisbon in the meeting of the European Action Coalition (European Action Coalition for the Right to Housing and the Citya coalition of European organisations active and struggling for the right to housing and the city.
More than 50 organisations participated in the meeting, active both in the housing movement and in the climate movement. First of all, a big thank you to the EAC for having us participate! For us, Municipi Sociali and ORDA – Osservatorio Reggiano per il diritto all’abitare – the meeting was very important in order to bring back to our territories insights and examples of struggle against the owners of the cities. This contribution aims to do just that, and that is why we are publishing it both on MunicipioZero (Home – Municipio zero) and on LineaReggiana (Linea Reggiana).

During the days in Lisbon we met several organisations from different European cities, and we asked some of them for a short interview to explore themes and characteristics of political action that we consider interesting to deepen; as you read through these lines, you will find the voices of Filip from PravoNaGrad (Right to the City) of Zagreb (Croatia), Vita from the Ukrainian tenants’ union, and Paulo from Habitação Hoje of Porto (Portugal).
First of all, we must note that the EAC is a very heterogeneous space and includes mainly organisations specifically active in the struggle for the right to housing, and therefore structured in a specific manner for this purpose, although they are also active, peripherally, on other issues. This is the first thing we mention because for our organisations, Municipi Sociali of Bologna and the Spazi Sociali of Reggio Emilia, it meant interfacing with organisational forms quite different from ours. We are not saying here that we are better or worse, but we are reporting an objective fact: there is a plurality of political organisations, and the goal – which was also discussed in the assemblies in Lisbon – must be to confederate the struggles. For example, the organisations from Madrid and Catalonia often explained that they are carrying out this type of work in their territories, together with the struggles they are conducting against Blackstone or La Caixa Bank.
While we work daily with projects of mutualism and care, there are those who organise apartment buildings to fight against their real estate landlord. For us it was extremely stimulating to participate in discussions on how tenants organise collectively, because in Italy, for example, this is something that is rare to find. Even in our help desks for housing rights, we have asked ourselves this question: how can we ensure that the problem of rising rents, evictions, lack of maintenance, non-renewal of leases, or the sale of a building does not remain an individual grievance but becomes a collective struggle?
In this regard, the examples from Madrid and Catalonia are very important. In Madrid, the Tenants’ Union organises thousands of people in neighbourhoods through union mechanisms but focusing on collectivising the struggle. Starting from the premise that the housing problem is not individual but collective, they bring people together with and among themselves to improve living conditions in their homes, prevent evictions, and stop the landlord from doing whatever they want with the lease. The strongest experience they shared was the rent strike, organised against Blackstone (Home – Blackstone): several buildings owned by the fund stopped paying rent. Impressive.
In Catalonia, the Sindicat de Llogateres carries out very similar work, and indeed the discussions on the rent strike and how to implement it at the European level were carried out jointly by both organisations. In particular, the Sindicat de Llogateres is leading a rent strike against La Caixa Bank (Banca online per a Particulars | CaixaBank), again organised together with thousands of people. Also impressive.
The question we ask ourselves is: across different organisational forms, between those who work on broader themes and are more articulated in the territory (mutualism, care, conflict), and those who work in a sectoral form on a single issue (we do not say this negatively), how can we exchange insights and examples of concrete struggles so as to share approaches and strategies?
In Madrid and Barcelona, those we met are not social centres, Municipi sociali rooted in the territory and working daily in the social sphere, while in Bologna and Reggio Emilia there are no thousands of tenants in struggle and no squares full of people against real estate funds.
It must also be said that the structure of property ownership in Italy is quite different: Blackstone, banks, and other funds are not very visible and perhaps an investigative effort should be made in the territories to understand how many properties they own and what they control. In Italy, and in particular in Bologna, property ownership tends to be held by rentiers, passed down through inheritance from generation to generation. Only with short-term rentals do we see a strong concentration of management – not ownership – of buildings and apartments in the hands of a few specialised agencies. With regard to property ownership, the situation is quite different from Spain: after the 2008 crisis, funds and banks emerged as the dominant owners.
In Lisbon we met Filip from PravoNaGrad (Pravo na grad -Pravo na grad) of Zagreb, which in Croatian means Right to the City. We interviewed him to explore an aspect we consider new in Europe: cities against nations; that is, the possibility of resistance and conflict that exists in cities – such as Bologna and Reggio Emilia – against the central government, for example Meloni’s government in Italy. PravoNaGrad is an NGO born as a movement against the construction of a shopping centre in central Zagreb. Starting from that struggle, it developed and became a governing force in the Croatian capital.

Let’s hear Filip’s voice: INTERVIEW (ENGLISH)
PravoNaGrad is active in Zagreb and other Croatian cities, working to increase and stimulate democratic participation of citizens in decisions concerning urban planning and the struggle for the right to housing. When we asked him about the political situation in Croatia, he told us that the centre-right central government is working to take control of all state institutions through an authoritarian model of governance, frightening citizens in Zagreb in order to obtain their votes. The previous mayor of Zagreb was in office for 20 years, and now a red–green coalition, of which they are a part, has won the city government, marking a significant shift. At that moment, many people active in associations and NGOs entered politics, bringing a new wind into the city.
Filip told us that, unlike the Meloni government in Italy, in Croatia the government does not carry out direct attacks on the cities but limits their decision-making autonomy and the possibility of implementing local policies, which are impossible without national authorisation. The local government of Zagreb, however, is still working on autonomous plans to guarantee the right to housing, thanks also to the work and pressure of PravoNaGrad, and importantly, they pushed for and obtained the halt to the sale of public housing by the Municipality. Even though the municipal space for influencing the market is limited, given national-level restrictive policies, they are working on several fronts. PravoNaGrad works both on the level of struggles and on the level of administration, and this, as Filip repeatedly told us during the days in Lisbon, exposes the organisation to some issues that they often debate, but as long as they manage to influence certain matters, it is better to work on multiple levels, because the pedestrianisations underway, the bike lanes, the opposition to regressive policies that do not recognise care work and women’s labour rights would otherwise not exist.

Besides Filip, we also interviewed Vita, a Ukrainian researcher at Leuven in Belgium working on housing policies, who together with others is working to establish the Ukrainian Tenants’ Union, and Paulo from Habitação Hoje in Porto, who works in the territory for the right to the city and to build a form of organisation rooted in the local context. With them, in addition to the presentation of their organisations, we explored whether and how the European sphere can be relevant for housing struggles and generally for confederating rebel organisations across Europe.
Let’s hear Vita’s voice: INTERVIEW (ENGLISH)
First, we asked Vita about the situation in Ukraine, which, as we are all following these days, is experiencing dramatic developments: a housing crisis, destruction of homes, 13% of homes destroyed, 2.5 million housing units affected, 6 million people having fled abroad, to Europe but also to Russia, and internally in Ukraine 4 million displaced persons, but many are returning to Ukraine because the housing crisis also exists in Europe, and not finding accommodation, they try to return home.
For Vita and her comrades, the ideology of private property promoted by the government in this situation helps to increase the debate around rental issues and the housing crisis and to oppose it. The government says that Russia will pay for the damages when Ukraine wins the war, but according to Vita, the Ukrainian government should already be guaranteeing rights and being more realistic, and Russia’s advance on the front line is not encouraging. Russia will probably not pay the damages and people will not return home. In this situation, the Ukrainian Tenants’ Union works mainly with internally displaced persons.
When we asked her what it is like to organise for housing rights in a wartime situation, Vita explained that in Ukraine it is difficult: protests are not allowed due to martial law. War creates uncertainty, risk, instability, and therefore for them it is difficult to plan political action and they prefer to plan in the short term. Their organisation is present in Lviv, Kyiv, and Odessa, but people may not remain there. Asking about the future is difficult, and Vita is not sure how they could join the mobilisations and strikes we have seen in Europe in recent months. Europe has great influence on the Ukrainian debate, and the EU is currently dictating policies, aligning mainly with construction lobbies, but the interests of Ukraine and the EU are sometimes contradictory, so it will be a long process. If the rhetoric of property prevails, it will be a problem, for example regarding mortgages, and it will not help people. They believe the market needs to be regulated.
We conclude with the voice of Paulo, comrade of Habitação Hoje (Housing Today) of Porto INTERVIEW (ENGLISH)
Habitação Hoje is a political organisation that fights for the right to housing and that has recently created a tenants’ union as a legal tool to organise residents. Through public assemblies they try to collectivise individual housing problems, carrying out actions against evictions and attempting to organise rent strikes. One aspect he emphasised is the importance of intersectionality. Even though they have a specific focus of intervention and struggle, they recognise the importance of being present in and engaging with all conflicts, and of seeking, even in spaces such as the coalition, openings beyond the local level, where it is necessary to meet and organise against the “common enemy”.
Walking through Lisbon, we saw posters in the streets calling for the general strike in Portugal on 11 December, the first after 13 years. Paulo told us that the current right-wing government wants to approve a package of labour laws that would constitute an unprecedented attack on the working class, undermining the right to strike, making it easier for companies to fire workers, and generally worsening working conditions. A law that mirrors right-wing government attacks on social rights throughout Europe, as we are also experiencing in Italy. We asked what expectations existed for this date, and he pointed out the issue of people having lost the habit of striking. Thirteen years without practising this form of struggle at the national level leads to alienation among workers and to young generations who have never experienced such a mobilisation. However, we believe it is an important and significant development that, in the face of a structural and authoritarian plan to suppress rights, an appropriate response is emerging that might reactivate a society capable of demanding better living conditions.
Based on these insights, we believe that the strike, as experienced in Italy last autumn and in other European countries, such as Belgium, must once again become a practised, convergent, and effective tool of struggle, capable of challenging the nodes of power, going beyond more traditional forms, and crossing national borders. As in imagining, for housing struggles, a European rent strike against the owners of the cities, which sets the perspective of confederating rebel cities in Europe.
To conclude, the trip to Lisbon by the Municipi Sociali of Bologna and ORDA was useful above all to begin to get to know different organisations, make new contacts, and start a comparison among European cities that is indispensable for us. This is not the time to withdraw into national spaces where Trump, Musk, Meloni, and Orbán want to confine us, but rather the time to look toward a spring of struggle that begins in the cities.
questions remain for us: how can we circulate more effectively the proposal of an urban democratic confederalism? How can we strengthen the tools we have in the territories, whether trade-union or social in nature, within a commonly defined political project? How can we effectively combat rent extraction in our cities and fight more vigorously for both direct and indirect wages?

These are all questions that will bring us closer to the next meeting of the European Action Coalition, but above all that encourage us to struggle with greater determination in our own home.






