Venerdì 14 novembre lə studentessə di tutta Italia sono scesə in piazza, in onore della Giornata Mondiale dellə Studentessə, una ricorrenza che rappresenta non solo un momento simbolico, ma soprattutto un’occasione concreta per esprimere il proprio dissenso verso un modello di scuola sempre più rigido e autoritario.
Lə manifestanti, infatti, avevano l’obbiettivo di denunciare questo sistema educativo, che intende relegare il pensiero critico e l’autonomia dellə studentessə nell’ambito del puro nozionismo.
Le forze dell’ordine hanno però ancora una volta bloccato lə manifestanti, provocando così episodi di violenza e repressione nei confronti dellə studentessə: scontri e manganellate si sono resi protagonisti dei cortei di Bologna, Torino e diverse altre città di Italia.
È palese la volontà del governo di soffocare ogni tipo di contestazione, usando la violenza come unico mezzo per affrontare il dibattito politico contro chiunque si opponga, anche in modo pacifico, alle decisioni autoritarie che sta portando avanti.
Emerge con evidenza la volontà delle forze di governo di limitare la partecipazione attiva dellə giovani alla vita politica, al fine di rendere le nuove generazioni un soggetto politico marginale e irrilevante.
È significativo come anche durante la giornata di mobilitazione studentesca del 14 la polizia non si sia fatta scrupoli nell’aggredire giovani ragazzə che esercitavano un loro diritto: quello di opporsi al modello di scuola di Valditara e a tutte le riforme del ministro che aggravano una situazione scolastica già allarmante.
Le politiche scolastiche tendono sempre più a punire chiunque si rifiuti di obbedire e abbassare la testa dinanzi a dinamiche inaccettabili; chiari esempi ne sono la riforma del voto di condotta e i vari provvedimenti proibizionisti introdotti da Valditara.
Il nostro impegno politico mira a trovare nuove risposte alla crisi del sistema scolastico e non ricerca lo scontro fine a se stesso.
Come studentessə non possiamo accettare passivamente questo clima intimidatorio e contro il quale vogliamo far sentire ancora più forte la nostra indignazione, ribadendo l’importanza del pluralismo e della libertà di espressione, principi fondanti della nostra democrazia.






