Comunicato degli Spazi Sociali per lo spezzone al corteo del 25 Aprile 2026.
Il 25 Aprile testimonia da sempre una scelta netta: quella delle partigiane e dei partigiani che hanno rotto col fascismo, costruendo con la lotta la possibilità stessa di libertà. Non è una ricorrenza neutra, è l’origine di una pratica politica: l’antifascismo. Ed è proprio perché è una pratica viva e conflittuale che oggi viene attaccata.
È in atto una progressiva costruzione dell’antifascismo come nemico interno. Negli Stati Uniti si è imposto un discorso securitario che etichetta “Antifa” come minaccia con l’inserimento di “Antifa Ost” tra le organizzazioni terroristiche, inserimento che in Germania sta venendo pagato da organizzazioni antifasciste come “Rote Hilfe”, associazione che da quarant’anni offre supporto gli antifascisti che subiscono la repressione dello stato federale tedesco. Anche in Ungheria si presenta questo scenario, come nel caso di Maya, imprigionata e al centro di un grande processo per aver contestato una manifestazione filo-nazista, lo stesso processo di cui è stata vittima anche Ilaria Salis. Non si tratta di casi isolati, ma di una stessa logica politica che sta dilagando nell’Occidente, ovvero far apparire un’opposizione politica e popolare come una categoria criminale. AncheiIn Italia questa linea prende forma con la proposta depositata in parlamento dalla Lega di classificare “Antifa” come organizzazione terroristica. Questo passaggio è autoritario e fascista, perché è l’ennesimo tentativo, adorante dei modelli americano e ungherese, di legalizzare la repressione e la carcerazione di coloro che portano avanti un valore come l’antifascismo.
Questo disegno regge con una narrazione costruita ad hoc. Il revisionismo storico del passato e il racconto distorto del presente sono la chiave per la criminalizzazione dell’antifascismo. La morte dello squadrista Quentin Deranque è stata riempita di invenzioni e falsità, utilizzate per costruire un’immagine criminale degli antifascisti e legittimare la repressione. Esempio lampante di questo schema ben articolato è il metodo foibe, in cui si produce una memoria deformata, in cui si nega la responsabilità del fascismo e si tenta di mettere sullo stesso piano oppressori e resistenti. Il meccanismo è quello di creare una narrazione emotiva e semplificata che sposti il focus, colpevolizzi l’antifascismo e renda accettabile il suo attacco.
Per quanto stiamo affrontando in questo preciso momento storico il 25 Aprile non può essere ridotto a celebrazione, ma a momento di schieramento per la libertà. Rivendichiamo che l’antifascismo non è un’opinione tra le altre ma una linea di demarcazione netta, se non si sta contro razzismo, autoritarismo e violenza di Stato, li si lascia avanzare. Oggi difendere l’antifascismo significa opporsi alla sua criminalizzazione, rifiutare la trasformazione del conflitto sociale in reato, smontare le narrazioni che lo dipingono come minaccia.
Impediamo ai governi di destra di portare a termine il loro progetto di criminalizzazione.
La Resistenza, oggi come ottant’anni fa, non è finita, continua e si afferma ogni volta che ci si rifiuta di arretrare.
Ieri, Oggi, Sempre, Orgogliosamente Antifascisti/e!
Libertà per gli Amtifas del processo di Budapest!
Sabato 25 Aprile 2026, come ogni anno scendiamo in piazza per celebrare la liberazione e affrontare la contemporaneità.
Concentramento corteo ore 10:00 Corso Garibaldi (fronte alla basilica della Ghiara).






